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Dance Arts Faculty > News > DAF REPERTOIRE REWIRED The Cut | Final Performance

DAF REPERTOIRE REWIRED

The Cut | Performance finale

Un progetto del Programma Internazionale DAF

DAF Repertoire Rewired nasce dall’idea di intervenire sulla memoria coreografica del Programma Internazionale DAF, ricablando le connessioni interne di un repertorio costruito negli anni attraverso l’incontro con autori, linguaggi e processi creativi differenti.

La ricchezza di questo patrimonio rappresenta un’esperienza per molti aspetti quasi unica, per la quantità e la varietà delle creazioni prodotte, ma soprattutto per la profondità dei processi attraverso i quali questi materiali sono stati sviluppati, trasformati e assimilati nel corso degli anni. Riportarli in vita significa quindi andare oltre il semplice recupero del movimento, cercando di riattivare gli stimoli, i ricordi e le impressioni che ne hanno accompagnato la nascita e l’evoluzione. In questo percorso, i danzatori che hanno attraversato direttamente alcune di queste esperienze diventano parte attiva della trasmissione, condividendo con gli altri non soltanto ciò che ricordano delle coreografie, ma anche le percezioni, le intuizioni e le tracce che quelle esperienze hanno lasciato.

Il progetto prevede dieci giorni di lavoro durante i quali frammenti di coreografie vengono sottratti ai loro contesti originali, attraversati da nuovi interpreti e ricomposti all’interno di un organismo coreografico inedito. Un processo che non cerca di ricostruire le opere di partenza, ma di verificare cosa accade quando materiali concepiti secondo logiche autonome vengono costretti a convivere, a modificare le proprie relazioni e a trovare una nuova necessità espressiva.

La brevità del tempo a disposizione diventa parte integrante dell’esperimento. I danzatori sono chiamati ad assimilare e rielaborare in tempo reale materiali con i quali, nella maggior parte dei casi, non hanno mai avuto un’esperienza diretta. Il loro rapporto con il repertorio passa quindi attraverso una conoscenza necessariamente parziale, alimentata dalle informazioni sulla genesi delle opere, dalle testimonianze di chi le ha vissute e dalla capacità di riconoscerne, attraverso il corpo, le intenzioni e le strutture originarie.

In questo contesto, la precisione esecutiva non rappresenta l’obiettivo prioritario. La ricerca si concentra piuttosto sulla possibilità di costruire una credibilità coreografica e una reale organicità a partire da elementi eterogenei, senza cancellarne le differenze e senza pretendere di restituire l’identità delle creazioni da cui provengono.

THE CUT, la performance conclusiva, è il risultato di questo processo di riconnessione. Un montaggio coreografico che prende forma attraverso selezioni, interruzioni, accostamenti e trasformazioni, nel quale la memoria del repertorio rimane riconoscibile come origine, ma perde progressivamente la propria configurazione iniziale.

Dieci giorni per osservare fino a che punto un patrimonio di esperienze coreografiche possa essere disarticolato e ricomposto, e quale nuova logica possa emergere dall’incontro fra materiali che non erano mai stati pensati per appartenere alla stessa opera.

THE DAF EXPERIENCE

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